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Vino e Dintorni

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L’uso delle botti è antico come il vino stesso: già i Babilonesi usavano botti in legno (di palma) per la conservazione ed il trasporto della preziosa bevanda.
Dopo di loro i greci continuarono ad usare le botti di legno cominciandole però ad affiancare alle giare in terracotta; questa "nuova tecnologia" fu ripresa e ampliata dai Romani, che sostituirono le giare con anfore sempre in terracotta e cosparse all’interno di pece e resina. L’avvento dei Galli riportò in auge la botte di legno a doghe nelle medesime forme e dimensioni di fatto utilizzate ancor oggi.

Il problema è che, nonostante tutti i tentativi fatti per semplificare la costruzione delle botti, questo rimane un lavoro essenzialmente artigianale e, quindi, costoso; sono così iniziati gli studi e gli esperimenti per trovare recipienti alternativi passando da recipienti in muratura a quelli in ferro a quelli infine in vetroresina e inox. Quest’ultimo è oggi largamento utilizzato nella preparazione di vini bianchi e rossi giovani.

Tutta questa attenzione e' giustificata dal fatto che le botti in legno presentano notevoli svantaggi quali:

  • Breve durata: appena vecchio il legno diventa fonte di malattie
  • E’ impossibile controllare la temperatura del mosto e del vino al suo interno; è quindi utliizzabile solo in zone dal clima freddo/temperato
  • Il mantenimento è difficile e costoso
  • Essendo poroso, il legno rischia di causare non voluti processi di ossidificazione del vino
C’è stato così un periodo, intorno agli anni ‘50, in cui la vecchia botte ha rischiato di scomparire del tutto, periodo terminato non appena ci si è resi conto che la botte di legno non è semplicemente un recipiente, ma è un qualcosa che contribuisce attivamente a formare il bouquet di un vino (adatto).

Seguendo quest’indicazione, oggi ci si sta concentrando sulle dimensioni ottimali delle botti e, soprattutto, sul tipo di legno da utilizzare.
In tal senso sono considerate ottime le Quercie della Russia, le foreste in Slavonia e Croazia, il Rovere della Germania, della Polonia, della Francia e, ultimamente, degli Stati Uniti, che è un rovere decisamente diverso da quello europeo.

Altro elemento importante è la stagionatura del legno; tradizionalmente il legno di una botte deve essere stagionato all’aria aperta per un periodo compreso tra i 2 e i 6 anni a seconda dello spessore delle doghe; oggi si può ottenere in tempi decisamente inferiori una stagionatura simile mediante disidratazione artificiale, ma, come al solito, i procedimenti accelerati non danno gli stessi risultati di quelli che seguono il ritmo "naturale".